IL TEMPIO Y

Oltrepassate le fortificazioni sulle pendici della collina di Manuzza sono provvisoriamente posti parecchi frammenti architettonici di ordine dorico appartenuti a monumenti pubblici e civili di età arcaico-classica, riutilizzati per la costruzione delle fortificazioni nord. Questi ci permettono di identificare tre ordini architettonici di età arcaica e sei di età classica.

Tra i tanti elementi ritrovati è stato possibile ricomporre il Tempio Y, del quale non si conosce l'esatta collocazione originale: si tratta del primo periptero selinuntino, databile al 570 a.C., al quale appartenevano le "piccole metope" conservate al Museo Regionale Archeologico di Palermo. Probabilmente il Tempio Y, tipicamente arcaico, faceva parte dei quartieri arcaici della collina di Manuzza, dove oggi i suoi elementi architettonici sono stati temporaneamente ricomposti su predelle lignee, mostrando tutti gli elementi del tempio, dallo stilobate al cornicione.

Con sicurezza possiamo attribuire al Tempio Y tre delle quattro piccole metope scoperte da Antonio Salinas nel secolo scorso, fortemente legate a schemi arcaici, raffiguranti il ratto di Europa, la Sfinge alata e la triade di Delfi; sculture databili tra il 580 e il 570 a.C., accomunate dal tipico kyma ad ovuli di stile ionico. A queste si aggiungono la metopa con Eracle (?) che lotta contro il toro, rinvenuta insieme alle precedenti, e le due metope ritrovate nel tratto est delle fortificazioni da Vincenzo Tusa nel 1968. La prima raffigura una biga vista frontalmente con due personaggi sul carro, forse Helios e Selene, e due cavalli rampanti ai lati in posizione araldica; la seconda raffigura Demetra, Kore ed Ecate. Queste ultime, nonostante siano prive di kyma, risentono della corrente ionica e sono considerate stilisticamente molto vicine alle precedenti, e quindi facenti parte dello stesso edificio sacro.