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I personaggi

 

Empedocle

"Empedocle (Agrigento 484-481 ca. a.C. - 424-421 ca. a.C.), filosofo, poeta e medico greco. Secondo la tradizione, non volle accettare la corona offertagli dai cittadini di Agrigento, che egli aveva aiutato a rovesciare l'oligarchia dominante, istituendo un governo democratico della città. Una leggenda narra che morì gettandosi nel cratere dell'Etna. La nostra conoscenza della filosofia di Empedocle si basa su frammenti di due suoi poemi, Sulla natura e Sulle purificazioni. Egli affermò che ogni ente è costituito da quattro elementi primari, considerati le "radici di tutte le cose": la terra, l'aria, il fuoco e l'acqua. Due forze opposte, l'Amore e l'Odio, chiamati anche l'Amicizia e la Discordia, agiscono su questi elementi, unendoli e separandoli in un'infinita varietà di forme. Secondo Empedocle, la realtà è ciclica, alternativamente caratterizzata dall'opera di unificazione svolta dal principio dell'Amore, e dalla separazione messa in atto dal principio dell'Odio. Il mondo quale noi lo conosciamo, pertanto, è collocabile tra lo "Sfero" primitivo, in cui domina l'Amore e tutti gli elementi sono armonicamente unificati, e lo stadio finale di totale separazione degli elementi. Empedocle credeva anche che nessun mutamento potesse creare nuova materia, poiché in natura avvengono unicamente trasformazioni nella combinazione dei quattro inalterabili elementi primari.

Dionigi il Vecchio

Dionigi il Vecchio (402-397 a.C.) tiranno di Siracusa .Di grande importanza furono le mura di Siracusa fatte costruire sul monte Eurialo: spesse 6 metri, erano precedute a una certa distanza da profondi fossati.  Firma un trattato con Cartagine e riconosce i possedimenti punici in Sicilia

Agatocle

"Agatocle (? 360 ca. - Siracusa 289 a.C.), tiranno di Siracusa (316-289 a.C.), assunse forse nel 304 a.C. il titolo di re. Proseguì la strategia offensiva siracusana contro i cartaginesi, dai quali venne sconfitto a Ecnomo nel 310 a.C.; portò quindi la guerra in Africa, minacciando la stessa Cartagine, con la quale dovette però patteggiare la pace. La sua influenza si estese all'intera Sicilia, a eccezione di Agrigento. Per sua volontà, alla sua morte il governo della città venne affidato al popolo siracusano.

Pirro

"Pirro (? 319 - Argo 272 a.C.), re dell'Epiro dal 307 a.C. Scacciato dopo quattro anni di regno, riconquistò il trono nel 297 con l'aiuto egiziano. Ampliò i suoi domini annettendo la parte occidentale dei vicini regni di Macedonia e di Tessaglia e fu uno degli artefici della sconfitta del re macedone Demetrio I Poliorcete. Perse tuttavia gran parte dei territori conquistati intorno al 282, durante una guerra mossagli contro da Lisimaco, re della Tracia.

Nel 280 andò in aiuto di Taranto, colonia greca dell'Italia meridionale, in guerra contro Roma: giunto in Italia con un contingente di 25.000 uomini e venti elefanti sconfisse i romani a Eraclea (280), ma a fatica e perdendo molti soldati (da cui l'espressione "vittoria di Pirro", per indicare una vittoria che comunque è costata cara). Nonostante la successiva vittoria ad Ascoli di Puglia (279 a.C.) non riuscì a concludere la guerra a suo favore.

Sbarcato in Sicilia per aiutare i greci dell'isola in lotta contro Cartagine, dopo alcune vittorie iniziali sui cartaginesi, inviso alle stesse città greche, abbandonò l'impresa e tornò a Taranto (276 a.C.); l'anno seguente fu sconfitto dai romani nella battaglia di Benevento e fece ritorno in Epiro. Nel 273 a.C., dopo aver riportato alcune vittorie su Antigono II Gonata, re di Macedonia, Pirro intraprese una sfortunata guerra contro Sparta; si diresse quindi alla conquista di Argo, ma qui venne ucciso.

Ermocrate
(stor.) politico siracusano (m. a Siracusa nel 408 a.C.). Fu promotore della Pace di Gela (425 a.C.) e dell'alleanza delle città greche di Sicilia contro Atene. Nel 415 a.C. fu a capo della guerra contro l'invasione ateniese e sconfisse il generale Democrito. Fu poi bandito da Siracusa in seguito all'avvento al potere del partito democratico (410 a.C.) e fu ucciso durante il suo tentativo di riprendere la città con la forza (408 a.C.).

Dorieo

Il principe Dorieo fu uno dei figli della seconda moglie del Re Spartano Anassandrida. Alla morte del Re, il potere passò al figlio, non sano di mente, della prima moglie. Non sopportando di essere sottoposto al nuovo Re, egli decise di partire prima per la Libia e poi per l’Italia. Morì, dopo avere colonizzato Eraclea di Sicilia, per difenderla dai Fenici ed Egestani.